giovedì 13 marzo 2014

Farinetti accarezza l'idea di quotare la sua Eataly

Oscar Farinetti, il poliedrico fondatore del gruppo italiano salito da poco sul palco della Leopolda, è stato avvistato qualche settimana fa in Piazzetta Cuccia : Eataly potrebbe scegliere Mediobanca come advisor per la quotazione. Il progetto preliminare sottoposto al fondatore di Unieuro dagli uomini di Alberto Nagel prevede l’Ipo nel 2016, al raggiungimento di un target pari a 700 milioni di fatturato. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile: dopo un 2012 chiuso con ricavi aggregati per 300 milioni, quest’anno si dovrebbero superare i 500 milioni di euro. Contattati da Linkiesta, i diretti interessati non smentiscono l’incontro ma non commentano i numeri. Il condizionale è dunque d’obbligo. Il gruppo Eataly, peraltro, non ha un bilancio consolidato omnicomprensivo, per quanto controlli una dozzina di società e abbia partecipazioni di minoranza in un’altra ventina di aziende, dalle cantine Fontanafredda alla pasta Gragnano, dal Premiato pastificio Afeltra al Birrificio Baladin. 
In testa alla catena societaria c’è la capogruppo Eatinvest Srl, che controlla il 79% di Eataly Srl, a sua volta al 60% di Eataly distribuzione. La quale annovera – con quote paritetiche al 13,3%  – Coop Adriatica, Coop Liguria e la novarese Nuova Coop. Eatinvest è controllata da Farinetti e dai figli al 60%, mentre al 20% c’è Paolo Nocivelli, seconda generazione della famiglia bresciana attiva nella refrigerazione industriale (fatturato annuo di 400 milioni). Amministratore delegato assieme ai figli di Farinetti è Luca Baffigo Filangieri, che ha la responsabilità dello sviluppo dei punti vendita in Italia e all’estero. Parlando di quotazione al quotidiano economico francese Les Echos, Baffigo ha spiegato:«Vorremmo che partecipassero i nostri clienti, non solo come azionisti ma anche come aderenti a un club di scambio di vantaggi: un misto di mutualismo e capitalismo. Secondo i nostri calcoli, questo sistema potrebbe permettere agli azionisti-clienti di realizzare 15mila euro di risparmi in tre anni. Siamo proprietari di una ventina di piccole imprese alimentari artigianali che danno valore a tutta la nostra catena. È una delle chiavi del nostro modello». Pur non fornendo alcuna stima in termini di fatturato perché «in alcuni casi non c’è ancora un progetto operativo», fonti interne alla società fanno sapere che dopo l’inaugurazione dell’“ipermercato del gusto” a Bari, lo scorso luglio, e il ritardo di Milano, la tabella di marcia prevede entro fine anno lo sbarco a Firenze, Istanbul, Chicago, Dubai (il 3 novembre), nel 2014 Mosca e San Paolo e nel 2015 Londra e Parigi.Soltanto allora il management ha pianificato di aprire la società al mercato, ma sul modello della public company, un’idea in linea con la filosofia di fondo di Eataly.

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