venerdì 28 marzo 2014

Il Simposio di Platone

.. tocca infine al sapiente Socrate che invece di encomiare e lodare Eros fa un discorso sulla sua natura. Eros, dice Socrate, non è il più antico degli Dei ne il più bello. Egli, anzi, non è nemmeno un Dio. Poiché l’Amore è la volontà di possesso del bello e la volontà di possesso si prova per ciò che non si ha, Eros non può essere bello. E poiché gli Dei sono, per definizione, belli e felici, egli non può essere un Dio. Socrate spiega, citando un discorso fattogli da una saggia donna, che Eros è partecipe della natura degli Dei e di quella degli uomini, divenendo così il collegamento tra il divino e l’umano. Eros è quindi un demone (inteso classicamente e non come si intende oggi la parola). Egli è giovane, ultimo nato tra i figli degli Dei. Secondo una leggenda che Socrate narra egli fu concepito durante la festa per i natali di Afrodite e per questo egli brama il bello sopra ogni cosa. Sua madre era una donna misera che soleva chiedere la carità. Essendo alla festa per raggranellare le elemosine, le capitò di vedere un dio, Ingegno, dormire per terra per aver troppo bevuto. Ella si sdraiò al suo fianco e concepì Eros che dal padre ha ereditato la capacità di escogitare il modo di ottenere ciò che desidera e dalla madre lo stato di miseria che lo induce a desiderare sempre.
Finito il discorso di Socrate, il simposio viene interrotto dall’arrivo di Alcibiade. Egli è un giovane di bell’aspetto che si è visto rifiutare i favori da Socrate. Invitato a tessere l’encomio di Eros egli preferisce tessere quello di Socrate. Il suo discorso elogia il filosofo ma ne parla anche male. Si percepisce la delusione e la rabbia per non aver avuto ciò che bramava: la sapienza di Socrate in cambio della sua bellezza.
Il “Simposio” è un testo iniziatico e per iniziati. Lo dimostra il personaggio di Alcibiade. Egli, pur bello esteriormente, non è in grado di realizzare quella bellezza interiore che rende l’uomo divino. Non è dunque Socrate a non aver dato la sapienza ad Alcibiade ma piuttosto questi a non essere stato in grado di coglierla. Ma questo Alcibiade non lo capisce e pur desiderando Socrate ancora, prova rabbia per il rifiuto ricevuto. Non a caso egli giunge al simposio già ubriaco, a rappresentare l’uomo che non ha una visione chiara, e vi giunge solo dopo che i discorsi iniziatici sono terminati.

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