mercoledì 19 febbraio 2014

Da Plinio a Bonaparte, il percorso dei grandi vini dell'isola d'Elba

Grandi, medie o piccole, le nostre isole sono un patrimonio di biodiversità che racchiudono fondamentali testimonianze del nostro passato, scambi culturali, tradizioni e trasformazioni. Ma che vivono anche grandi difficoltà nell'agricoltura, soprattutto quelle di estensione minore. Per dar conto della viticoltura di queste terre in mezzo al mare, iniziamo un viaggio alla scoperta delle realtà enoiche delle nostra isole. Benvenuti all'Elba, la più grande tra le isole della Toscana.
L'Elba è la più grande delle isole dell'arcipelago toscano : montuosa, come le altre isole vicine, supera i 1000 metri sul livello del mare con il Monte Capanne, che assicura variabilità dei microclimi nelle diverse esposizioni; un'isola ricca di sorgenti che favoriscono l'agricoltura, coste in gran parte scoscese e fondali molto profondi.
Inverni miti e non troppo piovosi, estati non troppo calde, bassa escursione termica ma grande varietà morfologica, con una zona orientale in cui sono riuniti i maggiori giacimenti di ferro dell’isola, un'area centrale caratterizzata dalla presenza di rocce sedimentarie che hanno dato luogo a terreni arenacei e argillosi e la zona più occidentale dominata dal Monte Capanne, una roccia formatasi con il lento raffreddamento del magma.
Nel passato l'Elba era un territorio di grande rilevanza vitivinicola, parliamo del periodo etrusco e romano, ma anche di secoli più recenti. Ne siano testimonianza i molti documenti che fanno riferimento alla qualità dei vini di questa terra, da Plinio a Ferdinando I de’ Medici, a Napoleone. Una produzione in crescita che si fermò nella seconda metà dell'800 a causa di agenti patogeni e parassiti, come l’oidio e la fillossera. Ma nei primi anni del nuovo secolo i vigneti, ricostituiti con portainnesti americani, hanno già occupato nuovamente gran parte dei territori dell'Elba, fino agli anni '50-'60, quando l'abbandono delle campagne generò anche un'abbandono delle vigne, che diminuirono e si spostarono nelle zone più pianeggianti lasciando incolti i terrazzamenti che si arrampicavano fino a circa 400 metri. Da allora in poi, progressivamente, il turismo ha sostituito la viticoltura e le superfici vitate sono scese a fine millennio a qualche decina di ettari. Ma il turismo ha anche generato un mercato di ritorno per i vini locali, specialmente nel periodo estivo, così le cantine che producono e imbottigliano negli ultimi anni sono aumentate.
I principali vitigni a bacca bianca dell’isola sono Ansonica, Trebbiano toscano (Procanico), Biancone, Vermentino e Moscato mentre tra le rosse sono soprattutto Sangiovese e Aleatico a cui vanno aggiunte limitatissime presenze di Cabernet sauvignon, Syrah, Merlot, Ciliegiolo e Colorino.
L’Elba Aleatico passito o Aleatico passito dell’Elba è l’ottava Docg della Toscana, primo vino delle isole minori italiane a ottenere il riconoscimento. Nell’isola si possono produrre le Doc Elba bianco, Elba ansonica, Elba vermentino, Elba trebbiano toscano o Procanico, Elba rosato, Elba rosso, Elba riserva, Elba sangiovese. Inoltre sono Doc l’Ansonica passito del l’Elba, il Moscato passito dell’Elba e il Bianco passito dell’Elba.

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